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Rendicontazione: ecco cosa cambia con l’Omnibus

L’iniziativa legislativa punta a snellire le normative esistenti e a favorire la sostenibilità. Questo pacchetto rappresenta un passo verso la riduzione degli oneri burocratici ma non mancano i timori di una vera deregolamentazione.

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Via alla libera alla semplificazione ma a patto che non sconfini nella deregolamentazione. Il Pacchetto Omnibus varato dalla Commissione europea alla fine di febbraio del 2025 mira a ridurre il carico burocratico per le imprese, “alleggerendo “alcune delle normative esistenti in materia di sostenibilità, tra cui il Regolamento sulla Tassonomia dell’UE, la Direttiva sulla Rendicontazione della Sostenibilità (CSRD) e la Direttiva sulla Due Diligence della Sostenibilità (CSDDD). L’iniziativa è stata accolta come utile nella misura in cui davvero riuscirà ad alleviare il peso delle incombenze a carico delle aziende a patto di non mortificare il raggiungimento degli obiettivi Esg.

Questa considerazione ha accomunato i partecipanti al Lunch Talk del 20 marzo organizzato da Nedcommunity e coordinato da Patrizia Giangualano, componente del Consiglio direttivo dell’associazione che ha messo subito il dito nella piaga: “Si inizia a parlare di semplificazione, proprio quello che chiedevano le aziende. Ma possiamo davvero tirare un sospiro di sollievo? La domanda che ci facciamo è se il processo di transizione verso la sostenibilità continuerà in maniera virtuosa oppure no”.

Ma in cosa consiste il Pacchetto? A rispondere è stato Lorenzo Solimene, Partner KPMG Sustainability & Climate Changes Services che ha parlato delle principali novità contenute nella proposta, prima fra tutte l’ipotesi di limitare l’obbligatorietà della rendicontazione di sostenibilità alle aziende con più di 1000 dipendenti, rispetto ai 250 della CSRD. In questo modo il numero delle imprese coinvolte rispetto alla normativa precedente potrebbe ridursi dell’80%, passando da 50mila a 10mila, un numero inferiore a quello delle aziende obbligate alla DNF. Inoltre, il pacchetto Omnibus posticipa di due anni l’entrata in vigore dei requisiti di rendicontazione per le grandi imprese che non hanno ancora implementato la CSRD e per le PMI quotate. Un ulteriore aspetto rilevante riguarda l’introduzione di standard di rendicontazione normati ma volontari per le aziende con meno di 1000 dipendenti.

Al di là delle modifiche proposte, il messaggio deve essere chiaro: poter contare su modelli di business sostenibili non è un’opzione perché da questi dipende lo sviluppo competitivo delle imprese sempre più alle prese con sfide epocali come il cambiamento climatico e i costi a esso collegati.

Per questo motivo chi ha iniziato a percorrere la strada della rendicontazione, anche se irta di ostacoli, non intende abbandonarla. Marco Stampa, Head of Sustainability Governance di Saipem e componente del Direttivo Sustainability Makers ha ricordato come l’azienda sia ormai una veterana dei bilanci di sostenibilità che realizza ormai da 19 anni. Nonostante questa lunga esperienza, l’introduzione della CSRD ha reso necessario affrontare nuovi livelli di complessità sfidanti anche per un’azienda strutturata come una multinazionale da oltre 30mila dipendenti. Quindi ben venga la semplificazione che va condivisa e di certo ricercata a patto che non si passi all’eccesso opposto, cioè alla mancanza di regole.

Anche per Annalisa Citterio, Head of Sustainability Iveco Group, la struttura rigida della normativa vigente ha imposto la necessità di modificare e rafforzare molti processi, pur essendo una società già organizzata per gestire il reporting di sostenibilità. Circa un terzo dei kpi sia qualitativi sia quantitativi sono stati rivisti, anche in ottica di sistema di controllo interno. Per questo il coinvolgimento fin dall’inizio di tutti i referenti interni è stato fondamentale. In ogni caso l’Omnibus o qualsiasi provvedimento che miri a rendere più flessibile la legge di riferimento è accolto positivamente anche se per vedere applicate le semplificazioni proposte ci vorrà ancora tempo visto il lungo iter di approvazione previsto.

Roberta Pierantoni, Lead Independent Director Banca Mediolanum e associata Nedcommunity ha sottolineato le importanti ricadute sul fronte della corporate governance delle recenti normative sul reporting pur in un contesto che ha aumentato di certo la complessità del processo di rendicontazione. La CSRD, per esempio, ha rappresentato l’opportunità di dare concretezza a un percorso già iniziato con il nuovo codice di corporate governance che integrava la sostenibilità nelle strategie aziendali. Il board oggi ha a disposizione un motivo in più per chiedere attenzione sugli Esg e per definire processi interni che garantiscano di poter espletare il proprio ruolo alla luce dei nuovi vincoli.

Anche chi non è obbligato alla rendicontazione di sostenibilità ma ha deciso comunque di redigerlo su base volontaria non ha potuto fare a meno di ribadire le ricadute positive derivanti dal mettere la sostenibilità al centro del business. Questo è il caso di Barbara Cimmino, Head of Sustainability and Innovation Yamamay, Vicepresidente di Confindustria per Export e Attrazione Investimenti

Il reporting rappresenta una grande opportunità di business e consente di concorrere in un mercato globale elevando il valore aggiunto di un’azienda. Certo lo sforzo profuso per aziende non grandissime è spesso enorme ma la fatica è anche in questo caso ben ripagata. Adesso, però, l’invito è a far presto con l’approvazione delle modifiche proposte dal Pacchetto per ridurre al minimo l’incertezza che può rappresentare un ulteriore fardello soprattutto sulle spalle delle imprese più piccole.

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